Che cos’è il counselling
In un contesto lavorativo che vede da una parte l’insoddisfazione di molti e dall’altra la necessità di performare, di cambiare ed evolvere, sono sempre più frequenti le attività di coaching svolte dai coach che sono andate ad affiancare o completare quelle degli esperti in psicologia del lavoro e delle organizzazioni.
Meno conosciuta, ma diffusa ormai da diverso tempo nel mondo è l’attività di counselling svolta dalla figura del counsellor, che a partire dal 1 gennaio 2025 è inquadrata da uno specifico codice ATECO. Ai più questa innovazione significherà poco, ma per i counsellor è il frutto di un lungo percorso di riconoscimento di un’attività professionale che oggi cerca di rispondere al forte bisogno di ascolto sollevato da più fronti della società, incluso il mondo delle organizzazioni.
Che cos’è il counselling?
Il counselling è un percorso breve e mirato di ascolto e supporto rivolto a chi sta attraversando un momento di difficoltà, incertezza e cambiamento. È uno spazio di confronto sicuro, riservato e non giudicante, in cui esplorare pensieri, emozioni e scelte con l’aiuto di una persona formata per ascoltare.
È un accompagnamento centrato sulla persona, al fine di aiutarla a trovare equilibrio, risorse e direzione.
Il Counselling è un processo relazionale tra Counsellor e Cliente, un percorso in cui il cliente può accrescere il suo livello di autonomia e di competenza decisionale, mediante l’acquisizione di una maggiore consapevolezza dei propri bisogni e del proprio potenziale di risorse personali.
CNCP – Coordinamento Nazionale Counsellor Professionisti
Chi è il counsellor?
Il counsellor è la persona che, in virtù di una preparazione di tre o più anni è in grado di agire le competenze del counselling: abilità relazionali e tecniche per aiutare il cliente che si trova in difficoltà.
È importante sottolineare l’aspetto formativo di questa figura professionale. In Italia per chi vuole operare come counsellor è richiesto un percorso piuttosto lungo e articolato, che include la realizzazione di un tirocinio professionalizzante, la supervisione di casi, l’elaborazione di una tesi da parte del discente in formazione. Per divenire counsellor è necessario inoltre seguire un percorso di psicoterapia e di counselling.
Il Counsellor è la figura professionale che aiuta il cliente a cercare soluzioni su specifici problemi di natura non psicopatologica e, in tale ambito, a prendere decisioni, a gestire crisi, a migliorare relazioni, a implementare le
risorse personali, a promuovere e sviluppare la consapevolezza di sé.CNCP – Coordinamento Nazionale Counsellor Professionisti
Cosa fa il counsellor?
Il counselling può essere impiegato in diversi contesti: in ambito educativo, in un percorso formativo, in un percorso di orientamento scolastico o professionale; in ambito sanitario, nelle organizzazioni, in ambito sociale. Il counselling è inoltre applicato in diverse situazioni della vita: situazione di crisi dell’adolescente o di una persona adulta, problemi di coppia, situazioni di difficoltà in famiglia.
Il counsellor opera nelle situazioni di disagio che non compromettono la funzionalità della persona. In ambito lavorativo in particolare:
Ascolta e accompagna chi vive momenti di difficoltà o incertezza sul lavoro.
Migliora la comunicazione e la qualità delle relazioni nei team.
Supporta il cambiamento in fasi di transizione.
Favorisce consapevolezza e autonomia nelle persone.
Promuove benessere e prevenzione del disagio organizzativo.
Alla base del counselling vi è la ferma convinzione che il cliente sia il maggior esperto di se stesso e del suo problema, il portatore di tutto il potenziale necessario per affrontarlo e risolverlo, il principale protagonista del suo processo di sviluppo personale e di problem solving.CNCP – Coordinamento Nazionale Counsellor Professionisti
Cosa NON fa il counsellor?
Il counsellor non lavora su patologie o disturbi psichici per i quali è necessario l’intervento dello psicoterapeuta. Il counsellor, consapevole dei limiti ben definiti del suo intervento, può aiutare la persona a rivolgersi al professionista opportuno.
Quale possibile beneficio nelle organizzazioni?
Nella mia attività di consulente rilevo sempre più il bisogno di essere ascoltati da parte delle persone che operano in azienda. Ma il tempo scappa, le riunioni sono sempre più operative e orientate ad uno scopo di breve termine. Gli incontri alla macchinetta del caffé sono visti come una perdita di tempo, invece che valorizzati come occasione per creare relazione e senso di comunità, fondamentali perché una persona viva il lavoro come funzionale alla propria stessa esistenza, in altre parole, alla realizzazione della sua dimensione spirituale.
Le riunioni da remoto diventano sempre più finalizzate allo scambio di numeri e meno al raccontarsi reciprocamente, riducendo la persona ad una macchina che deve performare.
In questo contesto, il counselling può rappresentare una risposta concreta e umana: uno spazio in cui la persona è davvero al centro, può ascoltarsi ed essere ascoltata, e può riscoprire le proprie risorse, i propri desideri, la propria direzione.
Prendersi cura del benessere delle persone è un investimento nella qualità della vita organizzativa. Una persona che sta bene è una persona che sa creare relazioni significative e partecipare in modo attivo alla costruzione di un ambiente lavorativo accogliente e generativo, dove ognuno può divenire sé stesso.



